“L’AL DI LÀ DELLE FAVOLE” È IL NUOVO SINGOLO DI MICHELE DE MARTIIS

28 Giu, 2022

A poco più di un anno dalla sua ultima release, “Siamo il seme”, il raffinato cantautore marchigiano Michele De Martiis torna nei digital store con “L’al di là delle favole” (PaKo Music Records), la sua nuova poesia in musica di anima e voce.

L’Arte, da sempre, narra la vita e, attraverso il suo racconto, ci aiuta a comprenderla ove è possibile e ad accettarla, nel suo eclettismo e nel suo ermetismo, ove non lo è. E nello scrigno del percorso terreno di ognuno di noi, vi è anche un epilogo, quel sipario che cala e, purtroppo, può farlo nel bel mezzo dell’opera, lasciando attoniti e increduli spettatori e personaggi, partecipanti più o meno attivi di una serie di atti. Anche in questo caso, nel dolore e nel senso di sgomento e vuoto di chi resta, l’Arte, la Musica, sanno prenderci per mano, consentendoci di valicare la dimensione della logica, del razionale, di ciò che esula dal nostro controllo – o dall’idea che abbiamo di possederlo -, dall’umana inclinazione nel ricercare un senso, una spiegazione, a tutto ciò che accade, lenendo le ferite con la carezza dell’accoglimento oltre l’inesplicabile.

“L’al di là delle favole” è questo, un soffio delicato sul disordine interiore derivato da ciò che non possiamo comprendere, un kintsugi in musica, una luminosa colata d’oro tra le crepe dello spirito e le fenditure del cuore, scaturita dalla presa di consapevolezza che ciò che sfugge dall’intelligibile non si traduce in meno effettivo: una meravigliosa sequela di ricordi – e delle emozioni ad essi correlate – posata sull’energia del rock, in un sublime ed iconico contrasto tra testo e tappeto sonoro, che rappresenta lo stretto e intenso legame tra vita e morte, la loro natura che troppo spesso viene considerata in antitesi, ma che, in realtà, è fortemente interconnessa, vicendevolmente imprescindibile e, soprattutto, distante dal concetto di giusto e sbagliato.

«Lei era speciale – dichiara l’artista –. Ho fermato il tempo, raccolto i pezzi e ricostruito tutto. Per lei, per me, per noi. Sono trascorsi più di 10 anni ormai dalla sua morte; il brano è nato di getto il giorno in cui ho preso coscienza che era successo davvero, ma che non c’erano colpe, né responsabilità da attribuire. Era la vita che accadeva e noi decidevamo di viverla. Con tutti i nostri limiti e difetti. E io volevo renderle giustizia».