“ Thriller 40 ” . Recensione in Anteprima. Disponibile su Paramount+ dal 2 Dicembre 2023. 

28 Nov, 2023

Quarant’anni dopo l’uscita di “Thriller” di Michael Jackson, l’album più venduto di tutti i tempi in tutto il mondo, il regista Nelson George riporta i fan indietro nel tempo per vivere la realizzazione dell’album da record e l’uscita dei cortometraggi che lo accompagnano che hanno per sempre ridefinito il formato del video musicale. Con filmati inediti e interviste esclusive, Il documentario racconta la creazione di un fenomeno globale pre-internet diverso da qualsiasi cosa uscita prima e dopo. 

 

Precisiamo subito che il documentario risulta incompiuto, in effetti riuscire a comprimere in circa 90 minuti l’enorme processo creativo, sociale e commerciale di questo album non era facile e praticamente impossibile. Inoltre alcune clip aggiunte risultano non ben contestualizzate e anche l’audio risulta differente e non ben curato rispetto al resto del film generale. Ovviamente non mancano le sorprese esclusive; si vede Michael in studio a registrare “The Girl Is Mine come anche making of di “Beat-It” e “Billie Jean” che non sono mai stati visti. Inoltre sono presenti estratti del quartier generale del Victory Tour che mostrano quanto Michael Jackson fosse carico in quel tour. Molto interessanti anche i retroscena riguardo il dramma dietro al Tour e la lotta contro MTV per mettere i videoclip di Michael sulla rete.

 

Tutto sommato il documentario procede nel più classico degli stili partendo da un inizio in cui mostra la cronologia degli eventi per poi diventare un’unione a volte precisa mentre altre un po’ scoordinata di filmati di vario genere e stile. 

 

Il regista Nelson George ha intervistato persone che hanno lavorato a Thriller e altre che sono state influenzate dall’album come Matt Forger, Greg Phillinganes, Steve Lukather, Usher, Mary J Blige, Brooke Shields, John Branca, Steven Ivory e molti altri. Questi e altri momenti come Polo G e il suo videotributo a Smooth Criminal, l’intera sezione su TikTok o altri accenni alla CBS che servono a poco se non ad accennare eventi di contorno poco influenti all’album in sè. 

 

Quello che manca, al di là di alcuni dettagli tecnici e passaggi creativi, è come “Thriller” abbia davvero toccate le persone comuni del mondo e di come sia penetrato in diverse culture, paesi e continenti per diventare l’album più venduto al mondo e non solo di come sia stato accolto negli Stati Uniti. 

 

 

Andrea Arcuri