“Mercoledì”. Recensione in Anteprima. Disponibile dal 23 Novembre su Netflix  

18 Nov, 2022

La serie è un giallo con toni investigativi e soprannaturali che ripercorre gli anni di Mercoledì Addams come studentessa presso la Nevermore Academy. Vengono raccontati i tentativi di controllare i suoi poteri paranormali, di sventare una mostruosa serie di omicidi che terrorizzano la comunità locale e di risolvere il mistero che ha coinvolto i suoi genitori 25 anni prima… tutto ciò mentre esplora le nuove e complicate relazioni alla Nevermore.  

L’attenzione è sicuramente tutta su Jenna Ortega che interpreta il ruolo di Mercoledì Addams. La ragazza viene catapultata in una scuola piena di persone speciali come sirene e lupi mannari con molte somiglianze ad altre tipologie si scuole per “giovani talenti speciali” e che porta avanti la solita ideologia in cui la nostra protagonista “non è un’adolescente come le altre ragazze”. L’attrice scelta porta molta umanità e carisma al personaggio ma a livello di scrittura fa storcere un po’ il naso il fatto che se la cava in ogni situazione ed è brava in ogni cosa e situazione; questo risulta un po’ troppo forzato.

Detto questo ci sono alcuni momenti in “Mercoledì” che funzionano bene ricordandoci quello che il personaggio e in generale la Famiglia Addams è stato nei film usciti nei primi anni ’90. Tim Burton cerca di portare tutto il suo virtuosismo visivo e la capacità di creare contrasti scenici cromatici con quel tocco di comicità brillante che lo ha sempre contraddistinto. 

Ma i punti forti della serie finiscono qui e forse in definitiva sono troppo pochi…. 

Pian piano che si procede lungo la visione degli otto episodi che compongono questa prima stagione, si percepisce una scrittura troppo approssimativa e derivata che si lascia seguire ma non lascia il segno. “Mercoledì” porta da subito alla luce i suoi limiti e il suo essere l’ennesimo personaggio adolescente che si presenta differente semplicemente perché … si veste e atteggia diversamente ed è capace di forte sarcasmo a tratti lugubre e oscuro. Inoltre si nota una buona quantità di riferimenti pop che però risultano messi insieme in maniera casuale e poco coesa. In aggiunta risulta fastidioso il fatto che si vuole per forza far passare il personaggio come carico di molti aspetti quali l’essere “il prescelto” per sconfiggere il mostro di turno, saper portare avanti l’eredità della famiglia cercando anche di scagionare brutte diceria sui genitori con una trama che si prefigge di cercare di risolvere più misteri insieme. Insomma decisamente troppo su molti punti di vista.  

La serie quindi ha il grande difetto di portare avanti una scrittura banale, a tratti noiosa e prevedibile. Tutto risulta forzato e i cliché che caratterizzano il brand sono solo un espediente per rifilare al pubblico l’ennesima storia di un outsider che a lungo andare si standardizza su molteplici aspetti. Tutto il fascino si perde e anche la mano di Tim Burton risulta troppo annacquata e priva di quel caratteristico aspetto che dispiace dirlo ma ormai ha perso.    

Andrea Arcuri