“Everything, Everywhere, All at Once” – Recensione in Anteprima. Al Cinema dal 6 Ottobre 2022

1 Ott, 2022

Evelyn Wang (Michelle Yeoh) gestisce una piccola lavanderia a gettoni, ha una figlia adolescente che non capisce più, un padre rintronato e un matrimonio alla frutta. Un controllo fiscale di routine diventa inaspettatamente la porta attraverso cui Evelyn viene trascinata in una avvincente e coloratissima avventura nel multiverso più innovativo e divertente mai visto al cinema. Chiamata a salvare il destino degli universi, dovrà attingere a tutto il suo coraggio per sconfiggere un nemico all’apparenza inarrestabile e riportare l’armonia nella sua famiglia.

Partiamo dal fatto che il film non ha regole a cui soccombere e la narrazione e le svolte non seguono uno schema ben preciso o meglio, in teoria lo seguono ma spesso lo ribaltano, cambiano in corsa aggiungendo regole e modificandole a proprio piacimenti. Detto questo si deve affrontare la visione con mente aperta e voglia di farsi trasportare in un vortice esilarante e divertente ma soprattutto pazzo e disordinato fino a capire che tutto gira attorno ad una metafora coerente e reale. 

Quello che i due registi fanno è prendere questa commedia altisonante e visionaria e riempirla con una gran moltitudine di idee originali che sembrano non fermarsi mai infatti forse il risultato potrebbe essere un po’ troppo lungo e a tratti contorto con momenti anche banali e totalmente senza senso. Alla fine però, nonostante tutte le sue assurdità tutto torna e bisogna solo capire se accettare il fatto che per arrivarci i Daniels ci portano in giro per l’universo, anzi per tutti gli universi oppure decidere che è decisamente troppo da sopportare. 

Al suo interno, troviamo non solo stili differenti e quindi riuscirà a soddisfare coloro che cercano l’azione pura che si rifà alla migliore tradizione di Hong kong con alcune eccellenti sequenze di combattimento perfettamente coreografate anche se con quella punta di follia che ricorda Jackie Chan ma sempre girate in uno stile pulito che permette di apprezzare le mosse e le contromosse. C’è la componente comica che possiede ingredienti e spunti della migliore americana ma anche asiatica  e poi c’è la componente drammatica che alla fine unisce tutto e funziona da baricentro emotivo e narrativo in un modo imprevedibile. I registi si rivelano forti e coerenti nelle loro idee e anche quegli spunti più sciocchi ( un multiverso coinvolge persone con hot dog invece delle dita ) non li usano come semplici spunti per far ridere ma ci tornano più e più volte perché tale spunto serve per veicolare un rapporto importante utile al racconto. 

Ammettendo quindi che non tutto fila per sua stessa ammissione e che non tutto serve nel far progredire la storia con una moltitudine di strade inutili, iniziate e mai concluse bisogna anche ammettere e precisare senza ombra di dubbio tornando alla parte drammatica che il suo nucleo emotivo è forte tanto che alla fine ci si commuove senza neanche accorgersene. Tutto trasforma nella nostra mente quelle assurdità che abbiamo visto e quelle parti che sembrano riempitivi in qualcosa di estremamente viscerale e in fin dei conti autentico.  

 

Andrea Arcuri 

.