Il serpente maiuscolo – Pierre Lemaitre. Recensione

1 Lug, 2022

Lettura intrigante e coinvolgente.

E non è un pensiero elaborato a posteriori, semmai in fieri, mentre le pagine venivano sfogliate.

Eppure non so se esistano manuale o corsi di scrittura che indichino la via utilizzata da Lemaitre per realizzare la trama di un noir. Sembra che l’autore abbia scritto la sua opera tenendo sempre conto del fattore dell’imprevedibilità. Nell’economia del romanzo, quei personaggi che sembrano dare peso alla vicenda, a un certo punto vengono sostituiti da altri come se a Lemaitre non sembrassero più interessanti. Ne consegue una vicenda che solo all’apparenza sembra sbilanciata, dove tutto è in balia degli eventi. E in questo si inserisce anche chi legge, sorta di persona onnisciente in merito all’andamento degli eventi, ma incapace per ovvi motivi di comunicare ai diretti interessati quale sia la direzione da prendere.

L’io narrante è uno e molteplice allo stesso tempo. Regge le fila di tutto il plot e contemporaneamente si mescola con le riflessioni interiori delle varie figure che si intersecano all’interno della storia.

Insomma, niente risulta scontato. Semmai alcuni esiti raggiunti potrebbero essere un po’ spiazzanti.

E pensare che il narratore aveva pensato a questo intrigo di vicende già nel lontano 1985, ma senza consegnare a nessuno il suo manoscritto affinché venisse pubblicato.

Strana la vita di un libro, vero?

Perché “Il serpente maiuscolo” si rivela non solo all’altezza di una buona parte della produzione, ma anche di molto migliore rispetto ad alcuni titoli dello stesso, scritto però in tempi successivi.

E’ lo stesso Lemaitre a rivelare alcuni dettagli in merito.

Per quanto il noir sia stato un genere prodigo di molte soddisfazioni per lui, l’ispirazione lo ha portato nel tempo ad approfondire altre strade narrative, senza però dare un vero addio a questo specifico filone.

Probabilmente, leggendo tra le righe, qualcuno potrebbe rilevare l’esistenza di alcune ingenuità o di alcune imperfezioni legate magari ad una semplice mancanza di esperienza nell’ambito.

Rimane sicuramente un’impalcatura anomala per un giallo ma nello stesso tempo offre un risultato di tutto rispetto, un risultato che in qualche modo cambia le prospettive della tradizione.

 

Enrico Redaelli per GlobalStorytelling