“Terminal List” – Recensione in Anteprima. Disponibile su Prime Video dal 1 Luglio 2022

27 Giu, 2022

Basata sul romanzo best-seller di Jack Carr, Terminal List segue la storia di James Reece (Chris Pratt) dopo che alla sua squadra di Navy Seal viene tesa un’imboscata durante un’operazione segreta ad alto rischio. Reece torna a casa dalla sua famiglia con ricordi confusi dell’evento e dubbi sulle sue responsabilità. Tuttavia, man mano che emergono nuove prove, Reece scopre che forze oscure stanno operando contro di lui, mettendo in pericolo non solo la sua vita ma anche quella di coloro che ama.

La serie è difficile da amare ma allo stesso tempo conquista per motivi molto differenti. Stiamo parlando di un racconto classico in cui ci si ritrova a seguire un gruppo di uomini che vengono chiamati eroi ma che uccidono molte persone e noi semplicemente siamo dalla loro parte perché il racconto prende il loro punto di vista. Tutto in “Terminal List” viene trattato in maniera seriosa e i moralismi si sprecano ma allo stesso tempo c’è un moltitudine di frasi altisonanti che risultano banali e/o troppo precise nel delineare chi sono i cattivi,i buoni e per chi dobbiamo patteggiare.

Spesso la serie per cercare di portare avanti il discorso fa credere al pubblico che c’è qualcosa di più profondo sotto la superficie. in particolare lo fa tramite i personaggi di Jeanne Tripplehorn che interpreta un capo dipartimento del governo che spera di far luce sulla difficile situazione del disturbo da stress post-traumatico e Constance Wu nei panni di una giornalista che mira a scoprire quella che sembra essere una corruzione finanziata. Tali personaggi però rimangono molto in superficie e non vanno oltre ai classici espedienti delle loro figure classiche già viste più volte.

Quando la serie punta sulla componente spettacolare riesce benissimo ad emozionare e intrattenere un pubblico desideroso di combattimenti militari reali e senza CGI. Lungo la sua narrazione riesce anche a regalare alcuni colpi di scena precisi e calibrati. Inoltre i vari personaggi sebbene a volte stereotipati e relegati a classici archetipi sono comunque ben recitati e caratterizzati e ognuno porta la storia ad un livello successivo tramite l’aggiunta di input e informazioni. Una buona sensazione che lascia la serie alla fine di ogni puntata è il fatto che c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, una nuova pista interessante da seguire cosi da permettere al protagonista e al pubblico di sentirsi sempre in movimento verso un obiettivo. 

In fin dei conti “Terminal List” non è quel tipo di show che punta sulla profondità introspettiva o lasciare qualcosa a livello di dramma ma rimane un ottimo show che intrattiene quanto basta per lasciarsi seguire lungo le sue otto puntate.

Andrea Arcuri