“Black Phone” – Recensione in Anteprima. Al Cinema dal 23 Giugno 2022

16 Giu, 2022

Finney Shaw, un timido ma intelligente ragazzo di 13 anni, viene rapito da un sadico assassino che lo rinchiude in un seminterrato insonorizzato dove le urla servono a poco. Quando un telefono disconnesso inizia a squillare sul muro, Finney scopre di poter sentire le voci delle precedenti vittime dell’assassino. E sono decisi a fare in modo che ciò che è successo a loro non accada a Finney.

Il gruppo che ha portato alla realizzazione del film è di quelli che lasciano a bocca aperta. Basato sulla premiata storia breve di Joe Hill dal suo bestseller del New York Times “20th Century Ghosts”, prodotto da Jason Blum ormai considerato con la sua Blumhouse il massimo a livello di storie horror di ottima qualità e tanti spaventi. Il film è diretto da Scott Derrickson che è nato con questo genere cinematografico portando al successo film quali “Sinister”, “The Exorcism of Emily Rose” e “Liberaci del Male” e infine come protagonista è stato scelto Ehtan Hawke in un ruolo per lui inusuale ma reso in maniera magnifica.  
Scordatevi budella e sangue, qui la fonte d’ispirazione e il tipo di spavento che si vuole suscitare è tutto d’atmosfera d’inquietudine che pian piano cresce con l’aggiunta qua e là di violenza sanguinario e tutto costruito su un racconto di formazione adolescenziale. Stiamo parlando di un horror vecchio stile immergendosi in una società patriarcale e unendo elementi soprannaturali con fatti di cronaca anche se il killer del film prende ispirazione da fatti reali per poi crearci una storia tutta sua. Il mondo messo in scena è violento a partire già dalla scuola fatta di bullismo e vendetta ma soprattutto a casa dove i padri picchiano i loro figli per i motivi più futili e appunto il personaggio di Ehtan Hawke non è altro che l’ennesima incarnazione di un padre punitore che non aspetta altro che il figlio/vittima faccia qualcosa di sbagliato. .  

Un film potente, asciutto ed ermetico nella sua messa in scena che vuole farci vivere tutta l’esperienza traumatica di un ragazzo che viene rapito ma anche che subisce bullismo a scuola, a casa e dal suo rapitore. Pochissimi gli spaventi ad effetto, quelli chiamati jump-scare che puntano solo su un’immagine ben piazzata e musica improvvisa. “Black Phone” costruisce, si insinua e se certi passaggi possono sembrare superfluo alla fine tutto si unisce in un terzo atto serrato e compatto che non lascia un attimo di respiro e tutto si unisce alla perfezione.

Gli attori scelti sono il valore aggiunto di un film perfetto a livello tecnico. Ehtan Hawke offre una performance trasformativa, agghiacciante e molto accattivante diversa da qualsiasi cosa che gli abbiamo mai visto prima. Il giovane Mason Thames ha alle spalle solo cortometraggi e serie tv ma incarna perfettamente il personaggio riuscendo a mettere in scena paura e forza allo stesso tempo. 

La storia parte da un racconto breve ma riesce nella sua trasposizione ad espandere la storia rimanendo fedele ma aggiungendo qualcosa di interessante e creando un’atmosfera estetica di grande effetto. 


Andrea Arcuri