La ragazza A – Abigail Dean. Recensione

5 Gen, 2022

La ragazza A – Abigail Dean. Recensione

Una scena macabra.

Un conto è vederla nitidamente nel suo divenire, definita in ogni sinistro particolare, magari cogliendo la truculenza di uno o più dettagli.

Un conto è percepirla nel suo divenire ma attraverso lo schermo di un muro, di una porta, di una qualunque barriera che non permette di osservarla, ma di sentirne comunque i suoni. Anche così è inquietante, vero?

Solitamente, chi crea una storia decide a priori su quale registro è meglio giocare. Se dire tutto o se invece suggerire.

In questo romanzo, invece, si trovano entrambi questi aspetti. E la parte di te che riesci a salvare dall’abominio che viene visto, viene praticamente asfaltata dall’abominio che viene suggerito.

Non sto parlando di un film dell’orrore, ma di una vicenda familiare dove si alternano violenze fisiche a violenze psicologiche (che talvolta sono più virulente di quelle fisiche).

Il bello di “La ragazza A” è che, pur essendo una trama inventata, sembra una vicenda realmente avvenuta, testimoniata in prima persona dalla voce narrante, quella di Lex che, a valle di tutto il suo doloroso passato infantile/adolescenziale, accompagna chi legge attraverso i meandri della sua memoria, tra una ridda di flash-back mescolata ad una serie di episodi rimossi, in un percorso di non facile redenzione.

Il côté psicologico di tutta la sua famiglia d’origine (Lex ha sei tra fratelli e sorelle) è assolutamente curato in ogni circostanza: è così insidioso da fare lo sgambetto più volte nel corso della lettura. Scorrendo le pagine, quindi, non si può mai essere sicuri di stare tranquilli. E quello che si dava per certo, per vero, può cambiare forma e natura in qualsiasi momento togliendo la possibilità di avere punti di riferimento all’interno del plot.

Come già detto, per la sua veridicità, “La ragazza A” sembra un fatto di cronaca dei più torbidi raccontato dall’interno. Tuttavia, visto che a questa vicenda vi partecipano in molti, sono tante le prospettive che vengono restituite. Come nella realtà, il loro sovrapporsi non aiuta ma crea ulteriori dubbi.

Non c’è dubbio, invece, che si tratti di un bel libro.

 

 

Enrico Redaelli per GlobalStorytelling