Tutto il bene, tutto il male – Carola Carulli. Recensione

1 Nov, 2021

Tutto il bene, tutto il male – Carola Carulli. Recensione

 

L’importanza dei legami famigliari, sia nel senso del rapporto genitori/figli, ma anche in quello che intercorre tra sorelle/fratelli. Il libro, nella sua struttura, risulta simpaticamente disordinato. Da un lato, perché l’io narrante si alterna tra prima persona e terza persona. Dall’altro, perché al presente della narrazione si sostituisce qualche rievocazione del passato.

C’è di mezzo il racconto di anni che hanno segnato la vita di una famiglia e il carattere di ogni singolo componente, anche se, in certi passaggi, può essere il singolo componente con il suo atteggiamento a incidere sui rapporti dei vari nuclei che costituiscono LA famiglia più larga.

Non esiste un criterio nei flashback di cui ho parlato sopra. Il criterio sta piuttosto nel mettere in luce la causa che ha cambiato, in meglio o in peggio, le figure più significative del romanzo.

In mezzo a tutto questo ci sta Sveva, bimba/ragazza/donna in costruzione. Se sua madre non fa la madre, Sveva cerca tra i parenti una compensazione a questa mancanza. Così come, non avendo una sorella, Sveva sa dove e come eleggerne una all’interno dello stesso gruppo.

E molto spesso, i rapporti surrogati hanno più valenza rispetto a quelli di sangue…

Oltre a Sveva, dominano la scena altri caratteri femminili come quelli di Alma e di Leyla, entrambe forse un po’ fuori dalla realtà, ma proprio per questo comunque verosimili.

“Tutto il bene, tutto il male” rappresenta l’esordio per Carulli e questo un po’ si sente nel retrogusto generale che lascia il libro, non tanto in qualche specifico passaggio. Va detto, però, che nella parte finale la vicenda prende una piega che per la mia indole è prevedibile. A difesa della trama si potrebbe dire che la vita, se per certe persone è decisamente una continua sorpresa, per altre invece risulta proprio così, prevedibile e forse un tantino zuccherosa.

 

Enrico Redaelli per GlobalStorytelling