“Flashback” – Recensione In Anteprima. Presentato Al Trieste Science+Fiction Festival 2021

29 Ott, 2021

“Flashback” – Recensione In Anteprima. Presentato Al Trieste Science+Fiction Festival 2021

Le improvvise e orrorifiche visioni di Cindy, una ragazza scomparsa ai tempi della scuola, spingono Fred Fitzell a contattare i vecchi amici con cui prendeva una droga misteriosa chiamata Mercury. Un thriller enigmatico e allucinogeno nel quale passato, presente e futuro si confondono.

Il personaggio di Fred, interpretato da Dylan O’Brien non è un tipo avvincente perché spesso spento, depresso e poco interessate a quello che gli sta succedendo come la scuola e il lavoro. Questa caratterizzazione è una precisa scelta di non voler mettere come protagonista il tipico eroe attivo che prende atto della situazione dove si trova ma piuttosto la subisce e si fa trasportare in balia degli eventi. In tal senso l’attore scelto (che molti conoscono per la trilogia “Maze Runner”) pare perfettamente incentrato negli intenti dell’autore e si rivela molto talentuoso.  

Il film è un’esplorazione sconvolgente del tempo e di come ogni cosa vada a intrecciarsi per dare vita all’esistenza di ciascuno e come queste siano collegate tra loro. Partendo dai meriti della pellicola possiamo dire che Christopher MacBride riesce a costruire un’opera intrigante che spesso riesce a intrattenere grazie al suo essere sempre in movimento. Non ha paura di aprire innumerevoli storyline, sperimentare molteplici linee temporali e saltare da contesti che a volte si sovrappongono e altre volte prendono strade differenti. 

Quello che manca e risulta essere un grosso difetto è un pò di accuratezza, precisione in quello che vuole raccontare e un maggior focus soprattutto nel tirare le somma di tutto questo. Invece il regista lascia troppo senza spiegazione e sono presenti alcuni buchi di sceneggiature o diramazioni che non portano a nulla di particolare. Ad aggravare queste carenze e dopo aver portato il pubblico a porsi una serie  di domande, il film arriva a conclusioni leggermente troppo banali e poco soddisfacenti. 

Andrea Arcuri