“Freaks Out” – Recensione in Anteprima. Al Cinema dal 28 Ottobre 2021

26 Ott, 2021

“Freaks Out” – Recensione in Anteprima. Al Cinema dal 28 Ottobre 2021
 
Roma, 1943: Matilde, Cencio, Fulvio e Mario vivono come fratelli nel circo di Israel. Quando Israel scompare misteriosamente, i quattro “fenomeni da baraccone” restano soli nella città occupata dai nazisti. Qualcuno però ha messo gli occhi su di loro, con un piano che potrebbe cambiare i loro destini… e il corso della Storia.
 
Il film ha molteplici spunti e si pone l’obiettivo di portare in scena tantissimi stili tra i più famosi e classici del cinema. Ambientato sullo sfondo dell’occupazione Nazista e quindi con una componente da war movie, cerca di essere anche un racconto d’avventura, un romanzo di formazione e una riflessione sulla diversità. Gabriele Mainetti aveva su di se molte aspettative dopo il grande successo di “Lo Chiamavano Jeeg Robot”, invece di giocare in difesa e vivere di rendita decide di andare all’attacco continuando con il proprio stile autoriale, prendendosi dei rischi e mettendo in scena molteplici spunti riflessivi ed estetici.
 
I personaggi non sono sempre ben affiatati, non la pensano allo stesso modo e più volte si scontrano e dividono lungo il film. Il personaggio di Franz che raffigura I Nazisti ha delle debolezze e si sente incompreso e anche il gruppo di partigiani ribelli non sono proprio cosi amichevoli e non sono molto sottile nei loro intenti e di come vogliono metterli in atto. Questo è solo un esempio di chiaro/scuro e contrasti non solo fisici che sono racchiuse nel film che usa la meraviglia dei fenomeni da baraccone e del mondo circense in contrasto con una realtà oscura e tragica del Nazismo. Lungo il film spesso questi mondi e intenti si confondono e sostituiscono mentre il disincanto e la speranza di entrambi lasciano spesso lo spazio allo sconforto e la risata diventa in un attimo tragedia. 
 
“Freaks Out” mette dentro tutto quanto partendo dal cinema d’autore per portarlo poi a essere più popolare con lo stesso processo Mainetti aveva attuato proprio nel film precedente. Alla fine ne viene fuori un film sovraccarico di spunti, di motivazioni e quindi di sentimenti che suscita nello spettatore e sembra quasi non non avere il senso della misura. Tutto questo è un pregio del film e dove si racchiude la sua forza visto che, a differenza di quasi tutto il cinema Italiano, decide di rischiare e rompere gli schemi portando a compimento nel migliore dei modi i suoi valori.
 
Se dobbiamo cercare un paio di difetti a “Freaks Out” li possiamo trovare legati alla sua durata che non amministra nel migliore dei modi. Nonostante 2 ore e 21 minuti il regista vuole troppo bene ai suoi protagonisti dedicando molto tempo a Matilda e al nemico Franz. Tra loro crea un dualismo molto forte dimenticandosi  a volte e lasciano in disparte il mutamento e relativa crescita degli altri componenti del gruppo. Inoltre l’allegoria con cui il film dipinge i partigiani è potenzialmente fortissima ma non viene sfruttata a dovere dedicandogli solo una parte centrale che da sola varrebbe tutto il film.
 
 
Andrea Arcuri