“Fin: La Mattanza degli Squali” – Recensione. Disponibile su Discovery+

25 Lug, 2021

“Fin: La Mattanza degli Squali” – Recensione. Disponibile su Discovery+ 

 

La morte di oltre 100.000.000 squali viene attribuita in gran parte a causa dello spinnamento, una pratica che consiste nella rimozione delle loro pinne, utilizzate per produrre una zuppa di pinne di squalo che è una specialità della cucina cinese. Il regista Eli Roth è deciso a denunciare l’operato delle organizzazioni che operando fuori legge sono la causa della morte di moltissimi squali. Il suo viaggio ci porterà intorno al mondo e con il supporto di scienziati, attivisti e ricercatori scopriremo tutto quello che si cela dietro ad un mercato non facile da controllare e che muove milioni di dollari. 

Oltre al regista Eli Roth famoso per film quali “Cabin Fever” e “Hostel”, il documentario coinvolge i produttori esecutivi Leonardo DiCaprio, attivista e ambientalista da anni impegnato nella lotta al “climate change” e l’attrice, produttrice e attivista Nina Dobrev (The Vampire Diaries).

“Fin: La Mattanza degli Squali” oltre ad avere il supporto di nomi illustri di Hollywood è stato realizzato con il supporto di organizzazioni non profit come Oceana (a tutela degli oceani) Sea Shepherd (a salvaguardia della fauna ittica e degli ambienti marini) e Wild Aid (per la lotta al commercio illegale di specie selvatiche).

Nonostante Eli Roth sia solito a realizzare film violenti e pieni di sangue definisce questo documentario come “il film più terrificante che abbia mai realizzato”. Con l’aiuto del fotografo Michael Muller ci vengono offerte immagini che alternano la bellezza mozzafiato della natura e di questi maestosi animali insieme a visioni orribili e brutale che testimoniano come avviene la mattanza degli squali. Il finning (l’operazione di tagliare le pinne) viene praticata quando lo squalo è ancora vivo e dove l’animale mutilato viene ributtato in acqua, dove soffocherà o morirà dissanguato o verrà ucciso. 

Eli Roth viaggia per il mondo dove incontrerà molti attivisti che lo aiuteranno nella sua ricerca ma anche piccoli pescatori nei poveri villaggi che sono stati costretti a lasciare spazio alle grandi navi e i negozianti di Hong Kong che vendono ogni sorta di pinne di squalo e chiudono le serrande appena vedono uno straniero troppo curioso. Aneddoti curiosi vengono fuori anche dalle testimonianze di chi racconta come la zuppa di pinne di squalo sia diventata un simbolo di ricchezza e status nella cultura cinese, spesso servita ai matrimoni perché era un piatto prediletto dalla famiglia imperiale. La realtà è che tale piatto è in realtà un insieme di ingredienti non di alta qualità, le pinne sono tenute in condizioni antigieniche e il sapore finale deriva molto dal brodo aggiunto e dagli additivi. C’è il tempo di parlare dei “miti” che raccontano di come le pinne di squalo curano il cancro o aumentano la potenza sessuale.

Davvero tantissimi temi vengono fuori in questo documentario che potrbbero anche essere troppi. Per fortuna il regista Eli roth sa bene come raccontare una storia (che sia di finzione oppure un reportage) e dona al film un ottimo ritmo e ordine di intenti.  

Andrea Arcuri